Quando l'educazione alla lettura e alla cittadinanza si incontrano in un progetto

La lettura ha in sé il potenziale per essere una pratica di cittadinanza: essere disponibili alle storie, all’ascolto dell’altro; uscire fuori dal proprio mondo per conoscere quello altrui, partecipando alle emozioni e ai bisogni di un personaggio che si fa persona; verificare le proprie ipotesi sul testo prima di sostenere un’opinione.
Ma su tutto la bellezza: se la lettura è fatica è, di contro, anche esercizio al bello, al potere della trama e dell’ordito di trasportarci altrove per trasformarci, lasciandoci con qualcosa in più, spesso impalpabile ma vitale. 
Se poi aggiungiamo a questo l’esistenza di storie che sono fatte per parlare alla nostra coscienza civica, basate sulla vita di personaggi che hanno cambiato la Storia oppure su eventi che hanno segnato e trasformato persone e comunità in senso ampio, allora lo è ancora di più. Ma anche questo non basta: l’incontro tra un lettore e una storia in senso riflessivo e trasformativo non è solo frutto di sintonia “a pelle”, ma anche di mediazione didattica, di attività che possono generare una riflessione in modo un po’ più strutturato e condiviso. 

Con queste premesse mi approcciavo un anno fa, e anche oggi, al progetto di lettura e cittadinanza pensato da Alice Bigli per Einaudi Ragazzi, EL, Emme Edizioni, Piccola Biblioteca per un mondo migliore (https://www.edizioniel.com/scuole/piccola-biblioteca-mondo-migliore/, sito da cui è tratta l'immagine-logo in alto).
Un progetto che metteva insieme tutto ciò che stavo cercando: orientamento alla lettura, modalità laboratoriale, avvicinamento al mondo dell’editoria, incontro con l’autore e, naturalmente, riflessione civica. 


Un progetto pensato anche per ampliare le biblioteche di classe o d'istituto con svariati titoli di narrativa contemporanea selezionati tra le pubblicazioni della casa editrice. 

Dato che in modo del tutto spontaneo i ragazzi hanno scelto gli stessi titoli, è stata anche l’occasione per me di sperimentare i gruppi di lettura. E di intrattenersi, tra una sessione e l’altra, con qualche merenda distensiva.

I titoli scelti sono stati: Stalker di Daniele Nicastro, Pusher di Antonio Ferrara, Maschiacci e femminucce di Silvia Pillin, Giù la maschera di JJ Bola, Se vince la mafia di Davide Mattiello, Dietro il muro di Rosario Esposito La Rossa. 


La lettura è andata abbastanza bene, tra annotazioni su personaggi, trama e temi, ma fondamentale è stato per me leggere in anticipo i titoli scelti e lavorare con loro su aspetti più complessi (come la distopia o la struttura argomentativa). Considerato il risvolto civico della lettura, ho pensato di spingere i ragazzi e le ragazze a cercare “tracce” delle loro storie consultando i quotidiani on line: un’attività che mira a generare connessioni lettura-mondo, ma anche a verificare la comprensione del testo e dei suoi significati profondi. Non a caso, proprio in questa fase sono nati equivoci e discussioni che ci hanno condotti a riflettere con maggiore accuratezza sulle storie lette. 


Il bello di questo progetto è che, una volta che un gruppo ha terminato la lettura, può scambiare il proprio testo con quello dei compagni dando via così ad una “circolazione virtuosa”. Alla fine del tempo previsto, ciascun gruppo ha potuto presentare il libro letto con un power point. Sulla base di un mio esempio, ogni gruppo ha provato a definire elementi fondamentali del testo e altri, che era stato possibile maturare solo alla fine, come le parole nuove, le connessioni, l’aggancio con l’Agenda 2030, il tema in tre parole e consigliato a. 





Eravamo pronti, a questo punto, per la discussione: quale autore incontrare tra quelli dei libri scelti? Nella terna selezionata, in accordo con la casa editrice, la risposta positiva è arrivata da Daniele Nicastro: un’ulteriore occasione per (ri)leggere tutti, a voce alta, il suo “Stalker” e prepararci, così, all’incontro. La ciliegina sulla torta è stata proprio quella: un’ora e trenta di pura attenzione, curiosità e domande dai ragazzi che non volevano lasciarlo andare. 


Scrive Sofia: 

“E' stato molto disponibile a rispondere a tutte le nostre domande in modo chiaro e dettagliato. Ci ha chiarito molti dubbi, per esempio per me ora è molto più chiaro come fa uno scrittore a scrivere un libro e quanto ci mette. Spero di rifare questo progetto perché è molto utile."


Ed eccoci qui: pronti a ripartire per una nuova, piccola biblioteca per un mondo migliore. 


Martina Micillo

#ioleggoperché sono io a scegliere. Di iniziative ed educazione alla lettura

Ottobre, tempo di iniziative di promozione della lettura come #ioleggoperché e Libriamoci.
Occasioni importanti per scoprire alcune delle proposte che le istituzioni del settore dedicano ormai da anni alla promozione della lettura nelle scuole.
Promozione non equivale ad educazione, come ben sappiamo, ma è vero che dall'una si può generare un movimento verso l'altra e scoprire che portare libri nelle scuole può essere sempre più utile quando quelle storie, con le giuste strategie praticate nel tempo e con costanza, mediate da insegnanti-lettori/lettrici consapevoli, diventano il volano per tanto altro: comprensione del testo, di sé, del mondo, padronanza della lingua, costruzione di una visione critica, capacità di interpretazione dei fenomeni, auto-orientamento, socializzazione, apertura al <diverso>, <lontano>, <ignoto> da sé.

L'iniziativa nasce per volere dell'Associazione Italiana Editori ed è sostenuta dal Ministero della Cultura, dal Centro per il Libro e la Lettura, dal Dipartimento dello Sport della Presidenza del Consiglio dei Ministri, in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione e di tutta la filiera del Libro. Ma in cosa consiste esattamente?
Si tratta di recarsi in Libreria per l'acquisto di un libro che andrà poi donato alle biblioteche scolastiche gemellate. Alla fine della raccolta gli Editori contribuiscono con un numero di libri pari alla donazione nazionale complessiva suddiviso per le Scuole partecipanti. Un bel modo, insomma, per creare biblioteche o foraggiarne di esistenti. Accanto a questa, fondamentale attività, si sono sviluppati nel tempo contest e lab che si possono approfondire visitando il sito dedicato: https://www.ioleggoperche.it/. 

Sì, ma quali libri far acquistare? Qui subentra il ruolo dell'insegnante che, conoscendo il suo contesto classe e scolastico, può decidere di stilare una bibliografia minima o ampliata di titoli per le biblioteche esistenti, magari a seconda della classe di insegnamento e del grado.
Invitando poi famiglie, colleghi e conoscenti ad entrare nelle librerie gemellate - cui quella bibliografia era stata consegnata - a scegliere tra i testi che l'insegnante aveva caldeggiato per la donazione oppure a farsi consigliare dagli stessi (esperti) librai. Resta comunque la totale libertà del donatore/donatrice di scegliere il libro e donarlo secondo il proprio gusto. 


C'è a mio avviso una seconda, interessante opzione: far stilare la bibliografia agli stessi alunni e alunne, rendendoli protagonisti della scelta. Un'opzione che consente di far entrare nelle biblioteche soprattutto testi di narrativa contemporanea di qualità e stimolanti.


Come? Ve lo racconto. 
Sin dall'anno scorso lancio l'attività in questo periodo, assicurandomi che tutti abbiano con sé dispositivi digitali per la navigazione e l'accesso a Classroom per le istruzioni. 
In sostanza chiedo loro di navigare all'interno dei cataloghi specializzati in editoria per ragazzi, da me precedentemente selezionati, chiedendo di scorrere titolo, copertina, trama e fornendo loro un foglio di lavoro condiviso per annotare i titoli che vorrebbero avere in biblioteca di classe,al momento assenti. Mio compito è quello di facilitare la consultazione dei cataloghi dando magari delle informazioni sulle case editrici specializzate in un genere o in un linguaggio, oppure mostrando ad alta voce le domande/considerazioni che un lettore si pone nella fase della scelta. Un ottimo modo per ripassare strategie di base del laboratorio relative al paratesto e alle connessioni!

Nella sessione si aprono dibattiti, anche sulla scelta delle case editrici di utilizzare un linguaggio paritario; si condividono esperienze di lettura, magari rievocando progetti passati; ma, soprattutto, si ragiona anche su ciò che ci spinge a cercare delle storie: dal foglio condiviso, nel quale avevo chiesto di indicare anche una veloce motivazione della scelta, emergono:
- precedente conoscenza di una trasposizione filmica (anime);
- precedente conoscenza dell'autore;
- titolo, trama e copertina intriganti;
- tematica vicina ai propri interessi;
- intreccio simile ad uno amato in precedenza.

Ecco quindi un modo per rinnovare o continuare ad esplorare i propri territori di lettura, fondamentali per lo slancio verso nuove scelte. Ed ecco per me l'occasione di conoscerli sempre più a fondo, di misurare cambiamenti, valutare trasformazioni e interessi. E poi succede sempre così: mentre la mia presenza si fa sempre più sottile, mi stupiscono con osservazioni acute, che mi danno la cifra di quanto sono veramente cresciuti. 

E ora restiamo in attesa di sapere cosa avremo in donazione e di riempire sempre di più e meglio il nostro scaffale.  

Martina Micillo



Un tesoro di cui tutti sono la mappa: l’albo “Per mare” tra accoglienza e orientamento

Quest’anno ho una seconda e una terza. 

Mai due classi furono più diverse: come due figli, ciascuno con un proprio carattere e le proprie inclinazioni, che mettono a dura prova la mia azione educativa, in continuo calibro.
L’una è vivace, sentimentale, chiassosa e disordinata; l’altra è (abbastanza) composta, razionale, metodica e matura. Quest’ultima è la mia terza: una classe accolta in pieno Covid, con mascherine e distanziamento, cresciuta a pane e laboratorio.

Quest'anno sarà l’ultimo insieme e vorrei che ogni attività possa rendere il percorso significativo. Oltre a riprendere le routine di pensiero e di lettura, vorrei poterli sostenere sin da subito nel loro bisogno di certezze, nella fase delicata del passaggio alla scuola superiore, offrire loro degli strumenti che li aiutino a riflettere su loro stessi e sulla strada da intraprendere. A sentirsi gruppo.
Ecco che l’accoglienza di una classe terza si tinge di una sfumatura importante: l'orientamento. 

E io, con questa bella classe, ho deciso di puntare alto. 

Nel 2018 acquistai e amai l’albo “Per mare”, edito da Lapis a firma Riccardo Bozzi per il testo ed Emiliano Ponzi per le illustrazioni. L’albo racconta la storia di una ciurma senza capitano su una nave senza nome, diretta verso un tesoro di cui nessuno ha la mappa ma di cui <tutti sono la mappa>.
Nel tragitto in mare scogli pericolosi, tempeste e bonacce, ma anche nuvole dalle forme strane e incubi inquietanti. Pochissimo testo - poetico ed icastico, infatti - per delle illustrazioni che hanno messo d’accordo tutti (o quasi) per la loro bellezza. 


La prima lettura è avvenuta in cerchio, come non era mai avvenuta, e a questa ha fatto seguito una conversazione su dettagli, argomento e significato della storia. Un primo assaggio di comprensione, prima di scendere in profondità. 

Dopo la seconda lettura dell’albo - questa volta in proiezione alla LIM - ho lanciato al gruppo domande più puntuali, volte a sviscerare significati simbolici come:

  

  • Perché il testo dice…e l’illustrazione raffigura…? volta a comprendere la relazione testo-immagine nella sua funzione di arricchimento simbolico;

  • Cosa rappresenta questo dettaglio?

  • Cosa vuol dire la frase, apparentemente incomprensibile: “...”? 

Dopo aver ricordato cos’è un simbolo e come si interpreta, ho fatto girare l’albo e ho chiesto quindi loro di estrapolare in piccolo gruppo quelli che ai loro occhi erano i simboli più importanti di questa storia. E’ emerso così che:

  • lo scoglio a forma di teschio = pericolo da superare, morte;

  • la nuvola a forma di balena = direzione, ma anche vastità del cielo e del mare;

  • il tesoro in forma di costellazione = l’orientamento è il vero tesoro. 

Molto, tanto più, di quello che mi aspettavo, soprattutto dalle prime reazioni alla storia che sembrava non aver riscosso molto apprezzamento forse perché apparentemente semplice ma in verità troppo criptica.  



A questo punto, ho chiesto loro di sviluppare un’annotazione su traccia che prevedesse: impressioni, connessioni, domande, simboli, argomento e tema (tutte indicazioni di lavoro a loro note per averci lavorato tanto e con gradualità negli anni passati).

Tra le connessioni emerse quella col Titanic, Peter Pan e l’isola che non c’è, I Pirati dei Caraibi. Tante le domande: qual è il tesoro? Lo inseguiranno per sempre? Cosa hanno davvero voluto trasmettere gli autori?

E intanto la storia “respirava” sempre di più…

Tra le osservazioni più arricchenti, condivise a voce: 


<tutto sono la mappa del tesoro nel senso che ciascuno fa un pezzo del viaggio e così alla fine si naviga insieme verso una direzione>

<il loro sistema di gerarchia della nave ricorda il comunismo…il tesoro rappresenta il traguardo, qualcosa per cui lottare>

<mi ha colpito come lo scrittore è riuscito a nascondere il tema del libro lasciando possibili diverse ipotesi>

<mi fa riflettere che non è il posto che fa il tesoro, ma il viaggio è il tesoro>

<mi fa riflettere che la vita è un mistero su dove si deve andare, con quale scelta, giusta o sbagliata?>

E quindi, dove andare?

Quali gli obiettivi, le aspettative, le difficoltà, le competenze, gli impegni per quest’anno? Un organizzatore grafico creato ad hoc, a tema “nave pirata”, li ha guidati in questa riflessione. E dato che le domande iniziavano ad essere numerose ho chiesto loro di scriverle su un biglietto: le avrei raccolte e organizzate per una successiva sessione di orientamento dedicata all’esame e alla scuola superiore. 

Raccontandosi, i ragazzi hanno fatto emergere paure, emozioni, dubbi ma anche la voglia di lasciare presto le medie perché il gruppo è diventato “stretto”. Nel tirare le somme ho quindi chiesto loro di riflettere su quanto gli altri possano essere fastidio ma anche risorsa: anche, banalmente, nelle piccolezze come organizzare un quaderno o prestarsi del materiale.

Per rallegrare l’atmosfera, ho distribuito a ciascuno di loro delle sagome di pirati chiedendo di inserire nel cappello (anziché nella valigia, ché i pirati non ne hanno!) le loro abilità e i loro punti forti e di annotare invece su un post it i loro obiettivi, da mettere nel tesoro. 
Il bello è stato vederli apporre le loro sagome lì, sulla nave: tutte insieme danno proprio l'idea di una ciurma, finalmente pronta a partire per una navigazione ricca di scogli ma anche di balene volanti.

E mare sia!

Martina Micillo








3, 2, 1... Come (ri)lanciare la biblioteca di classe?

Tre mesi di vacanze estive sono veramente tanti. Per noi prof non sono tre, ma sono comunque almeno due lontano dalle routine di classe. Per i nostri studenti e studentesse sono invece tre pieni, talvolta anche di più, e questo crea un inevitabile difficoltà nella ripresa dei ritmi scolastici. 

Nella mia attuale terza il solo compito estivo da me affidato è stata la lettura di libri, con l’indicazione di leggerne almeno quattro da un elenco fornito e discusso insieme. Lasciare libertà di scelta e in generale non richiedere alcun tipo di restituzione scritta ha però un inevitabile dose di rischio: lo faranno? Si sentiranno ugualmente impegnati senza un libro per le vacanze da compilare giorno per giorno? Insomma, una bella questione.

Al di là di quello, comunque, sono i primi giorni di scuola e per chi, come me, cerca di applicare in classe i principi del Reading Workshop, ovvero del laboratorio di lettura di derivazione americana, sono i giorni per ricostruire la biblioteca di classe e rilanciare le routine. 

Come suggerisce Frank Serafini nel suo The reading workshop. Creating space for readers, stabilire che aspetto avrà la biblioteca di classe e come organizzarla è una delle decisioni più importanti di avvio dell’anno scolastico. Quello che scrive Serafini, però, va preso “con le pinze”: le scuole italiane con aule grandi, piene di scaffali e angoli da allestire, dedicate magari ad un’unica disciplina/laboratorio, come nel sistema americano, non sono molte. Molto di ciò che lui scrive potrebbe però essere applicato alle biblioteche di plesso. 


Oggi avevo due ore consecutive e ho pensato che fosse la giornata buona per (ri)cominciare. Avevo in mente di:

  • parlare di libri nuovi e già letti;

  • creare un piccolo tesoretto di titoli da esplorare;

  • ripassare alcune delle fondamentali tecniche di scelta del libro;

  • lanciare con chiarezza l’attività di lettura costante e quotidiana che li attende quest’anno.

Ho organizzato delle isole e posizionato su ciascuna circa 8/10 volumi di vario tipo (albi, graphic, romanzi) e chiesto loro di sfogliarli soffermandosi su titolo e copertina, trama e incipit. 

Questo ci ha permesso di rivedere le varie parti che compongono un libro e il loro significato, ricordandomi ancora una volta che nulla - e dico nulla - va mai dato per scontato: ad esempio, cosa sia un incipit dopo ben due anni che questa parola vola tra noi tutte le volte che c’è laboratorio di lettura (sigh!).  

Ciascuno doveva poi annotare i libri che lo avevano colpito di volta in volta che i libri giravano tra le isole. Li ho incoraggiati a scambiarsi informazioni, a chiedere consigli o curiosità ai compagni che avessero già letto quel libro: io stessa giravo tra le isole per dare qualche suggerimento in più e assicurarmi che i libri girassero e fossero veramente guardati con attenzione. 



Serafini dice di portare delle scatole chiuse e lasciare che siano i ragazzi ad aprirle per scoprirne il contenuto, facendo poi girare i testi; quindi di ragionare su come organizzarli e creare insieme il primo nucleo della BDC (Unpacking the Classroom Library, pp. 28-29, cit). Nonostante alcune importanti differenze, per un attimo anche noi abbiamo respirato l’atmosfera da lui descritta in cui:

…ogni piccolo gruppo trascorre del tempo ad analizzare ogni titolo. Ci fermiamo a condividere i libri preferiti e amati dalla classe, o a presentarci reciprocamente libri mai visti prima. Ci emozioniamo nel condividere libri letti negli anni precedenti, così come quelli più recenti. I libri sono sparpagliati sui banchi, la conversazione è vivace, e i ragazzi cominciano a sentirsi parte della comunità. Gli studenti usano i loro taccuini per annotare i titoli che intendono leggere presto. 


Nella seconda parte ho chiesto loro di scegliere uno dei libri annotati e di leggere silenziosamente per 15 minuti consecutivi. Al termine di questo tempo, ciascuno ha potuto fissare il punto di partenza di quest’anno: un tot di pagine (dalle 3 alle 30, naturalmente con differenze grafiche e di apprendimento) che dovranno moltiplicare per due (per il momento), dedicando 30 minuti a pomeriggio a casa per leggere e allenare i muscoli della lettura.

A partire da questo ho chiesto loro di annotare tre aspetti di sé che intendono migliorare quest’anno come lettori. 


Ed infine…sulla base delle etichette colorate - da me preparate e introdotte - ho chiesto loro di ricomporre la biblioteca, che quindi parte con alcuni testi ma si arricchirà di tanti altri. In passato lasciavo che quest’ultima parte fosse organizzata da loro, con etichette e creazione della legenda - attività bella e dinamica che richiedeva tanto tempo, però - ma mi sono accorta che avevo bisogno di maggiore sistematizzazione io stessa e così quest’estate avevo già provveduto ad etichettare e catalogare le mie biblioteche. 


E’ solo l’inizio: non basta sistemare dei libri sugli scaffali per dire <biblioteca di classe>. Booktalk, recensioni, poster, strategie di comprensione e annotazione, letture a voce alta la animeranno: nessuna ricetta, ma tanta voglia di condividere storie per scambiarci emozioni e costruire conoscenza. Che Frank sia con noi!




Come procurarsi i libri per mettere su una biblioteca di classe?

Nel 2017 iniziava la mia carriera “stabile” nella scuola e con essa la voglia di portare in classe i libri in quantità e modalità più strutturate. 
In particolare, nell’estate precedente al mio anno di prova, lessi per caso un articolo su “Robinson”, l’inserto culturale de La Repubblica, che Nadia Terranova aveva scritto su un nuovo modo di leggere e insegnare a leggere a scuola: il Writing and Reading Workshop. 
Da lì è cominciato un cammino fatto di formazione attraverso pubblicazioni (la prima: Scrittori si diventa, di Jenny Poletti Riz), corsi (con il gruppo delle Italian Writing Teachers, ma anche con Hamelin e Matteo Biagi di Qualcuno con cui correre.org) e aggiornamento costante sulla letteratura per ragazzi. Ma magari ne scriverò in modo più approfondito in un altro post. 

Eh già, la letteratura per ragazzi!
Ero assolutamente a corto di idee, in quanto nel mio percorso scolastico e universitario avevo sempre e solo letto letteratura classica antica o contemporanea e saggistica ma mai, e dico mai, un libro per undicenni degli anni 2000.
Le mie conoscenze in tale ambito si fermavano a Salgari, Stevenson, De Amicis, Alcott, Vamba, Dahl, la serie Mondadori de “Le Ragazzine”, che mi ero cercata e trovata completamente da sola nella libreria di città intorno al 1996. 
Quando frequentavo le medie, infatti, avevamo una biblioteca di classe ma ricordo che conteneva titoli come “Cent’anni di solitudine”, che io avrei poi amato a 20 anni e per il quale avrei passato notti insonni come per pochi altri libri. 

Ritornando al 2017: come avrei potuto costituire una biblioteca nelle mie classi? 
Quali libri immancabili, accattivanti, coinvolgenti scegliere ma soprattutto come procurarmeli materialmente?  
Ho trascorso almeno due anni di lavoro a mettere su uno scaffale decente, che rispecchiasse via via il modo di lavorare che volevo e devo dire che è stato faticoso, perché non c’era solo la questione materiale del procurarmi i libri ma anche di leggerli in prima persona, di proporli nelle classi e di attivare poi a partire da quelli il cosiddetto “laboratorio di lettura”. Non faccio mistero di essermi sentita inadeguata, sconfortata e in carenza per diverso tempo, ma poi le cose sono cambiate. 

La primissima bdc (nella prima foto) era così composta:
  • libri miei (quelli citati, quindi diciamo “i classici”);
  • libri portati da alunni e alunne, tra cui spesso il topo Stilton (con mio dilemma morale annesso: lo faccio inserire o no?);
  • libri da me comprati al mercatino di seconda mano (una cosa che adoro e che mi dà di solito buone soddisfazioni);
  • libri presenti a scuola ma abbandonati negli armadi da precedenti colleghi oppure senza alcun proprietario (in genere narrative con apparato didattico spesso poco interessanti, ma in qualche caso recenti pubblicazioni e quindi valide);
  • libri ottenuti attraverso una piccola iniziativa che mi inventai quel Natale 2017, “La lettura ti cattura”: avevo distribuito cataloghi presi alla Fiera della Piccola e Media Editoria di Roma o spinto alla consultazione on line, avevo chiesto ai ragazzi di scegliere un libro (classico o contemporaneo) e poi avremmo chiesto un contributo alle famiglie per l’acquisto presso una piccola libreria indipendente del territorio. 
Se mi guardo indietro, c’erano in nuce quasi tutte le modalità che attivo ancora oggi, ma a questo si sono aggiunte le seguenti modalità:

  • acquisto attraverso carta docente;
  • iniziative editoriali nazionali come #ioleggoperché, che prevedono l’acquisto e la contestuale donazione di libri da parte di famiglie e dall’AIE, l’Associazione Italiana Editori, nella quale ho coinvolto oltre alle famiglie anche i colleghi, con un piccolo ma significativo risultato (e non è detto che questa modalità non possa essere praticata anche al di fuori di questa iniziativa);
  • progetti di lettura finanziati dal Ministero con relativo acquisto del materiale, in questo caso libri, che restano poi come proprietà della scuola;
  • bookcrossing;
  • donazioni spontanee di genitori,  colleghi o persone che avevano libri in sovrannumero (eh sì, ci sono state anche quelle, perché dopo tre anni comprendi che la prof al bracciale preferisce i libri sempre e comunque);
  • abbandoni da parte di dagli alunni e alunne, ovvero libri dimenticati che diventano di volta in volta nuove acquisizioni della bdc.
Se esistono altre forme di approvvigionamento devo ancora scoprirle. 
Sicuramente mi manca la donazione, sia nella forma della generosità o sponsorizzazione da parte di privati, sia nella forma dell’invio da parte di autori ed editori - ma so che quelle sono in generale forme riservate ai bookblogger, agli specialisti di settore o alle “didastar”, che si impegnano sistematicamente affinché il circuito di educazione e promozione della lettura sia ben oliato attraverso le diverse reti (bravi e beati loro!). 

***Aggiornamenti: ulteriori proposte per l'approvvigionamento nate dal confronto in rete:
- la scelta dell'adozione alternativa al libro di testo e quindi l'acquisto con le cedole librarie di testi alternativi al libro di testo;
- richiesta tessera speciale alla biblioteca comunale con un numero di prestiti alto (fino anche a 30);
- partecipazione ad alcuni premi letterari per giovani come lo Strega ragazzi in cui, partecipando in qualità di giurati, si ricevono i libri del premio gratuitamente.

Come sistemare una biblioteca di classe?

Giugno, scuola “finita”, caldo asfissiante, classi sottosopra e tempo per riflettere.

Per la prima volta da 5 anni a questa parte - da quando cioè
 ho iniziato a studiare e ad applicare alcuni dei principi del Reading workshop americano - ho deciso di catalogare i libri in mio possesso per poter poi costruire dal prossimo settembre, insieme ai ragazzi e alle ragazze, delle biblioteche di classe sempre più stimolanti e in linea con i loro bisogni di lettori e persone in crescita. 


Partivo 5 anni fa con entusiasmo e voglia di darmi da fare, cercando tutti i mezzi per allestire scaffali letterari in classe: acquisti miei nuovi e di seconda mano, prestiti dei ragazzi, iniziative delle famiglie, recupero di volumi abbandonati da altri o eventuali donazioni. 
Negli anni ho accumulato e perso tanti testi, e ho cercato sempre di coinvolgere le mie classi nella sistemazione degli scaffali generando apposite sessioni di lettura, scambio, categorizzazione ed etichettatura dei volumi per un accesso più facile e condiviso.
E’ un lavoro stimolante, che genera senso di appartenenza alla comunità, ma che presuppone anche alcune consapevolezze in ambito letterario. 
Un lavoro, quindi, che può essere controproducente presentare all’inizio dell’anno scolastico e, in generale, all’inizio del triennio (classi prime, per intenderci). 
Quest'anno, con una prima che ha messo a dura prova le mie capacità di educatrice alla lettura, ho potuto osservare i seguenti fenomeni con una certa frequenza:
  • prendi e lascia (con picchi di cinque cambi a sessione di lettura);
  • cambio libro a ogni sessione (senza proseguire né a casa né solo a scuola);
  • difficoltà a riporre il libro nella sua sezione;
  • constatazione di aver letto tutto (!) o di non essere interessati a nessun libro presente nella bdc*;
  • numerose richieste di lettura condivisa, trasformatesi poi in chiacchiere da bar.
Mi sono quindi chiesta più volte in cosa stessi sbagliando e mi sono quindi trovata a ricalibrare il tiro sotto vari aspetti (che saranno magari oggetto di un altro post). 

E io, cosa ho avuto difficoltà a fare?
  • presentare con una certa frequenza nuovi libri o libri già presenti nella biblioteca per mancanza di preparazione, tempo, attenzione;
  • rendere più partecipi e consapevoli i ragazzi dell’organizzazione, richiamando al rispetto e alla cura della biblioteca;
  • inserire testi che fossero realmente interessanti per lettori in erba, fragili, con tempi di attenzione bassi e con un forte interesse per la narrativa inquietante e realistica, meglio se con storie di bullismo, cyberbullismo, degrado e riscatto sociale.
Alla luce di questo mi sono detta che, complice l’esser fuori quest’anno dalla commissione d’esame, avrei dovuto dedicare il buon tempo di giugno a risistemare la mia biblioteca di classe. E dunque, da dove sono partita?

Anzitutto dalla rete: ho cercato colleghe che fossero più esperte di me e ho trovato in Cecilia, autrice del blog https://lascuoladiziogustavo.wordpress.com/, una persona competente e generosa. Parlando con lei e consultando l’elenco della sua biblioteca di istituto, ho capito piano piano cosa mi serviva e cosa volevo realizzare.
Insieme ad Amalia Maria Amendola, invece, bibliotecaria ed esperta di libro e lettura, ho ragionato sul sistema migliore di catalogazione, tornando a scoprire uno strumento che (sigh!) avevo già utilizzato per poi abbandonarlo.
Et voilà, dopo una settimana di selezione, carico, scarico, cambio destinazione, riciclo, acquisto etichette colorate, acquisto e montaggio librerie (fondamentali Ikea+Iuri), ero pronta per rifondare la mia biblioteca di classe. 

Come mi sono mossa?
  • Ho installato l’applicazione gratuita My Library, che consente di scansionare i codici isbn e caricare il relativo libro in una libreria digitale;
  • Ho assegnato a ciascuno una macrocategoria indicativa, come “crescita”, “inquietante”, “mistero”, “non fiction”, cui poi è associata un’etichetta colorata;
  • Al termine della scansione (350 libri al momento), ho esportato e salvato il file excel della libreria sul mio drive.
Cosa mi ha permesso di fare questa operazione? 
Catalogando e suddividendo i libri per macrocategorie ho potuto acquisire maggiori consapevolezze su:
  • quali sono i generi e i temi da rinverdire ed ampliare;
  • quali testi, all’interno di ciascun genere, sono consigliabili per lettori deboli, medi e forti;
  • quali testi mi ispirano per una lettura a voce alta e quali invece sono più marcatamente da proporre in lettura individuale;
  • fare il punto sulle doppie e triple copie, ma anche sugli scomparsi (li rivoglio!), provando magari a pianificare gruppi di lettura per l’anno a venire;
  • iniziare a suddividere i testi tra le due classi che avrò l’anno prossimo.
In cosa spero che questa operazione mi aiuti e sostenga nel corso dell’anno?
  • Ridurre i tempi per la scelta del libro e i frequenti abbandoni da parte dei ragazzi;
  • Facilitare la sistemazione degli scaffali da parte loro;
  • Maturare pian piano consapevolezza sulle proprie preferenze di lettura trovando nella biblioteca di classe un valido strumento per sostenerle;
  • Pianificare con più regolarità delle presentazioni di libri aiutandomi con le trame registrate nel file excel, che via via vado ad aggiornare;
  • Maturare io sempre più conoscenze sulla letteratura per ragazze e ragazzi, orientandomi al meglio tra temi, generi e livello di lettura per far sempre più accadere la magia dell’incontro tra le persone e il libro giusto al momento giusto.
Nutro, com’è naturale che sia, anche alcuni timori: 
Riuscirò a tenere la catalogazione aggiornata? 
Troverò il tempo per registrare la trama dopo la lettura del libro? 
Le categorie create saranno funzionali per i lettori?
 
Da settembre potrei iniziare ad avere le risposte a queste domande e, come sempre, tornare ad aggiustare, migliorare, ricalibrare. Con due scopi fondamentali: piacere ed efficacia.

* bdc: acronimo per biblioteca di classe.