"Vale la pena ricordarlo".
Incontrare la Storia e la Memoria leggendo l'albo illustrato Il bambino del tram

Strategia di lettura RW al servizio della comprensione profonda

E' da poco trascorsa, come ogni anno, la Giornata della Memoria dedicata al ricordo, allo studio e alla conoscenza del genocidio degli Ebrei avvenuto durante la Seconda guerra mondiale. 
Devo essere onesta: le giornate celebrative mi stanno strette, in quanto credo che la portata di alcune tematiche prescinda l'occasione e richieda interventi didattici di più ampio respiro. 

Quest'anno, però, è successa una cosa diversa: a metà gennaio sono venuta a conoscenza di un incontro in libreria con un testimone - uno dei pochi rimasti oramai - della Shoah, a pochi minuti dalla scuola dove insegno. Emanuele Di Porto, protagonista del magnifico albo illustrato "Il bambino del tram" di Isabella Labate (Premio Andersen 2024 come migliore illustratrice per l'infanzia) su testo di Fausta Orecchio edito da Orecchio Acerbo, sarebbe venuto alla Bibliolibrò di Valentina Rizzi a presentare l'albo, di cui avevamo alcune copie in biblioteca scolastica per aver preso parte ad un progetto di Amensty Kids un paio di anni fa. 
Si trattava di un'occasione imperdibile per le mie classi!


Emanuele è un testimone particolare: il giorno del rastrellamento al Ghetto ebraico di Roma, il 16 ottobre 1943, è stato quasi preso dai tedeschi ma grazie ad un calcio della madre, sbalzato giù dalla camionetta dei nazisti, è riuscito a scappare. Si è rifugiato su un tram e per due giorni e due notti ha ricevuto accoglienza dai tranvieri romani, fino a quando un amico lo ha riconosciuto e lo ha riaccompagnato dal padre e dai fratelli che, nel frattempo, erano riusciti a scampare al rastrellamento. La madre di Emanuele, Virginia Piazza, è stata portata via e condotta ad Auschwitz, dove è stata uccisa insieme alla gran parte dei 1000 e più deportati del ghetto nelle camere a gas. 

Il pregio dell'albo è di raccontare questa storia con illustrazioni realistiche, in bianco e nero, perfettamente aderenti al testo, denso e poetico, pieno di inflessioni dialettali, personificazioni, ripetizioni e un ritmo spezzato che costringe il lettore a fermarsi ad ogni singolo punto, perché ogni singolo punto è pezzo di questa storia più grande. 

Prima di entrare nella storia ho proposto una strategia di analisi della copertina, chiedendo di annotare sul taccuino cosa vedevano (osservazione dettagli) e cosa pensavano (inferenze intra ed extratestuali). 
Per entrare poi nella storia ho proposto la visione di questa videolettura animata, che ci ha permesso di intavolare una discussione basata sulle impressioni iniziali e le domande rimaste nella mente. 

Successivamente ho riletto nuovamente il libro a voce alta e ci siamo dedicati ad una strategia di ricostruzione dell'ambientazione nota come "La mappa dei luoghi della narrazione", tratta dal mio libro del cuore "Leggere, comprendere, condividere" di Cavadini, De Martin, Pianigiani (p.106). Un'attività che consente di ricostruire i diversi spostamenti del protagonista nello spazio e che per questa storia, ambientata a pochi passi da noi e sviluppata proprio "a tappe", era perfetta. 
Ho chiesto ad alunni e alunne di stampare e incollare sul taccuino una mappa ufficiale del centro di Roma e così abbiamo segnalato passo passo i diversi luoghi/eventi della narrazione (mappa di Aurora).



Sono luoghi che per motivi di formazione conosco molto bene: per alcuni mesi, durante il periodo universitario, mi recavo alla fermata di Monte Savello e mi inoltravo nel ghetto per poi raggiungere la sede della Biblioteca di Storia Moderna e Contemporanea dove svolgevo uno stage. Bei tempi!

Ma ritorniamo a noi: con la mia prima è stata anche l'occasione di mettere alla prova una strategia di ricostruzione della trama che stiamo utilizzando in questi giorni e che si chiama "Il racconto in punta di dita", tratto dall'antologia "L'Avventura più grande" delle teachers sopra citate. Attraverso l'organizzatore "Qualcuno...vuole...qualcosa...ma...così...infine..." dovevano sintetizzare gli eventi accaduti ad Emanuele.

In seconda, dove abbiamo già affrontato alcune letture poetiche e letterarie, ci siamo invece soffermati sulla lingua, con osservazioni sui meccanismi quali la personificazione, le sinestesie, le ripetizioni, le anafore, gli a capo, il ritmo per andare a fondo nel modo di raccontare, oltre che nel cosa. 
Impressioni, connessioni e domande sono poi confluiti - oltre che in un commento breve al testo, da tenere sul taccuino - in un cartellone collettivo nel quale figurano citazioni, parole chiave, illustrazioni più significative e brevi commenti, come quello fatto all'epigrafe iniziale:

Ogni persona è dotata di strani poteri.
Ogni uomo,
ogni donna 
e ogni bambino
può modificare il cammino della storia.

Elie Wiesel 

"Il primo verso di questa poesia ci fa pensare a quando Emanuele è andato alla stazione, è entrato nel tram e ha chiesto al tranviere se si poteva rifugiare lì perché lo stanno cercando i tedeschi, perché non tutti hanno la gentilezza di fare delle scelte come il tranviere che per salvare la vita ad Emanuele ha messo in gioco la sua".

All'incontro con Emanuele, Isabella e Paolo Cesari della casa editrice Orecchio Acerbo una piccola rappresentanza delle due classi era emozionatissima: hanno rivolto domande profonde, non banali, al protagonista; hanno sciolto curiosità e ne hanno attivate di nuove; hanno mostrato il loro lavoro. E al rientro in classe hanno portato con sé una copia autografata che resterà a memoria di questa esperienza. Anche alcuni genitori hanno partecipato all'incontro con grande coinvolgimento. 

Un'esperienza unica che ancora una volta vede il libro e la lettura uno strumento fondamentale di relazione con il passato, con il presente e con il futuro. 

Martina Micillo

Per continuare a leggere, riflettere, progettare attività a partire dalla storia di Emanuele Di Porto, ecco alcuni link utili:

Al cuore della storia, al cuore del lavoro: la visione in classe del lungometraggio "Manodopera"

La Festa del lavoro è arrivata quest'anno senza che io fossi riuscita, per vari motivi, ad introdurla nella mia terza. Come spesso capita insegnando, le idee nascono in itinere e per un determinato gruppo classe, affinando di volta in volta approcci e strategie: i miei alunni e le mie alunne hanno manifestato a più riprese, in questi mesi, un forte interesse per il denaro e per il lavoro. 

Motivo per cui, già nella programmazione di geografia, avevo inserito la lettura de L'economia e la finanza spiegate ai ragazzi di Pippo Ranci (Franco Brioschi Editore, 2021), un testo non fiction sui meccanismi che regolano i mercati, e di Chico Mendes, difensore dell'Amazzonia di Davide Morosinotto (EL, 2020), dedicato alla vera storia del sindacalista brasiliano morto ammazzato dalla mafia che incendia la foresta per ricavarne terreni da pascolo. Per questa ragione ho pensato ad una riflessione più ampia sulla tematica, che coinvolgesse storia, cittadinanza e letteratura. Passando da un film: "Manodopera". 

Manodopera (Interdit aux chiens et aux Italiens) è un lungometraggio animato del 2022 diretto da Alain Ughetto. Qui potete vedere il trailer, se non lo conoscete: https://www.youtube.com/watch?v=GPbdZ-WI8SU

E' davvero un film sui generis, della durata di poco più di un'ora, realizzato con la tecnica dello stop-motion e con la rottura della quarta parete. 

Il regista ci racconta la storia della sua famiglia, gli Ughetto, e nel frattempo fabbrica letteralmente i personaggi e lo scenario del racconto (effetto "plastilina").


Originari di Ughettera, uno sperduto villaggio piemontese alle pendici del Monviso, i suoi nonni son costretti a partire a più riprese per la Francia, la Svizzera ed infine l'Alta Savoia per lavorare come muratori e manovali. 

La loro vita si snoda nei 60 anni che vanno dal 1900 al 1960: le vicende familiari si intrecciano pertanto con i principali eventi storici italiani e d'Oltralpe di quel mezzo secolo cruciale: la guerra in Libia, la Prima guerra mondiale, l'epidemia spagnola, il Nazifascismo, la Seconda guerra mondiale, l'occupazione nazista della Francia, la Resistenza e il boom economico. 

Attraverso il dialogo tra Ughetto e la nonna Cesira, ma ancor più attraverso le parole di quest'ultima, scopriamo le vicende della famiglia fatte di fame, povertà, lavoro manuale, migrazione e morte. 



Perché portare "Manodopera" in classe? 

Anzitutto per il linguaggio, accessibile ma poetico, realistico ma ironico al contempo; per la bellezza e l'intensità della storia, che vale come documento autentico del Novecento ma che sa incantare come una fiaba e fare orrore come il miglior racconto di paura. Perché c'è tutta la storia che si affronta in terza media e perché, quindi, si fornisce ai nostri alunni e alle nostre alunne la possibilità di stabilire numerose connessioni con tra la storia autobiografica e la Grande Storia, riconoscendo i grandi eventi e i temi universali che le appartengono; tra la storia degli Ughetto, i loro attrezzi e la loro terra, e la più grande letteratura realistica italiana, Malpelo e Mazzarò su tutti. 

Ma anche perché si parla di lavoro, sin dal titolo: il lavoro manuale, faticoso e pericoloso, di minatori, muratori, scavatori...ma anche quello di ciabattini, allevatori e i tanti lavori rurali e domestici di donne e uomini.

L'attività si è sviluppata in 4 diversi momenti, per un totale di 3 h circa di laboratorio:



  • osservazione e commento di immagini relative alla storia del lavoro volte a recuperare le preconoscenze e ad attivare l'interesse: qui è emersa in modo spontaneo la connessione tra i minatori italiani in Belgio e il romanzo letto l'anno scorso, "Già nella miniera" di Paola Luciani e e Igor DeAmicis;

  • ricerca sul web e ricostruzione delle principali informazioni sulla Festa del lavoro, con annotazione e condivisione volta a rafforzare la media literacy e a creare conoscenze civiche relative all'argomento;

  • visione del film;

  • compilazione dell'organizzatore grafico "Al cuore della storia" tratto da Linda Cavadini, Loretta De Martin, Agnese Pianigiani, Leggere, comprendere, condividere, Pearson, 2021.


Questo organizzatore grafico consiste nel riconoscere il tema principale della storia raccogliendo indizi da diversi elementi della narrazione per arrivare alla formulazione di una propria opinione sul tema emerso, con l'obiettivo di ricollegarlo a alla propria esperienza, ad altri testi o a ciò che accade o è accaduto nel mondo.

Ai ragazzi e alle ragazze il film è piaciuto molto e sono stati in grado di ravvisare le principali fila della vicenda, stabilendo anche significative connessioni con il libro letto, le guerre mondiali, il Fascismo e la Festa dei lavoratori ("fuori dal libro"), così come i simboli presenti nella storia, ovvero quegli elementi ricorrenti e significativi che si staccano dalla loro materialità per significare qualcosa di astratto:


  • treno e valigia = spostamento continuo per cercare lavoro
  • patate e polenta = piatto povero e comune
  • pala e piccone = strumenti di lavoro, ma il piccone viene anche messo al posto della lapide o della croce alla morte di Luigi perché è quello che gli ha permesso di lavorare mangiare e vivere 
  • mucca = animale che vive con la famiglia
  • terra = sacralità, perché è importante coltivarla, dà frutti
  • orologio = l’anima della casa, segna il tempo che trascorre


La condivisione a classe aperta dell'organizzatore ha portato a discutere sui temi e ad individuare alcuni tra i significati più profondi della storia:

- che il lavoro non è sempre stato uguale e a quei tempi era molto duro;
- che vivere per alcuni è stato un sacrificio;
- che emigrare può voler dire essere sfruttati e trattati male, anche con razzismo;
- che il lavoro è fatto di diritti e di dignità (che a volte mancano);
- che la famiglia è davvero importante nella vita.

Ecco alcuni pensieri a caldo lasciati dai ragazzi e dalle ragazze:

Mi fa riflettere sul sacrificio (Giovanni)
Il film mi è piaciuto assai e fa tanto riflettere (Artur)
Anche se si è poveri non bisogna arrendersi (Alessandro)
Molto chiaro e che faccia capire a fondo il significato della guerra (Claudia)
La storia è molto bella (Nikol)
Penso che sia un film che trasmette molto significato, è molto profondo (Sofia)

E ora siamo decisamente pronti per l'immersione
nella lettura di alcune delle più belle novelle di Giovanni Verga.
Martina Micillo


Dall'illustrazione alla poesia: un laboratorio di lettura dell'albo "L'altro fronte 1915-2015. La grande guerra delle donne"


Una delle mie più grandi passioni da lettrice sono i romanzi storici: mi piace immaginare le vicende dei personaggi sullo sfondo di grandi epoche, meglio se contemporanee. 
Per questa ragione e non solo, quando in terza media arriva il momento di affrontare in classe la storia del Novecento, non possono mancare letture di poesie, racconti o interi romanzi ambientati nell'Italia delle guerre e della Resistenza per aumentare le conoscenze, la capacità di contestualizzazione delle storie e l'impatto della Storia sulla vita dei singoli. 

Da alcuni anni, ormai, anche albi illustrati: un genere di libro considerato spesso poco adatto ad alunni/e maturi, ma che invece può rivelarsi estremante inclusivo, stimolante ed efficace. 
E' uscito l'anno scorso (2023) per Pearson, ora Sanoma, un libriccino veramente prezioso in questo senso firmato da Elena Garroni, "Nella Storia con gli albi illustrati. Laboratori di didattica attiva per studiare il Novecento". 


Si tratta di un manuale agile che dopo una premessa sugli albi e sulle metodologie di riferimento, si snoda in vari percorsi dedicati ciascuno ad un periodo/albo. 
Io ho scelto di portare in classe "L'altro fronte 1915-2015. La grande guerra delle donne" (Lapis edizioni 2015) con testi di Fabio Magnasciutti, illustrazioni di nove illustratrici che interpretano nove figure femminili che hanno fatto la storia della Grande Guerra e un apparato storico molto interessante a firma Vanessa Roghi.



Lo avevo letto anche l'anno scorso in classe, proponendo delle attività di comprensione del testo. La proposta di Elena, invece, mi è piaciuta perché antepone alla lettura del testo quella delle illustrazioni e  propone anche una produzione originale, che ho trovato particolarmente adatta dato che sto affrontando un modulo di letteratura su Ungaretti poeta di guerra e preparando ragazze e ragazze di terza ad affrontare la prova scritta d'esame.

Seguendo i suoi suggerimenti operativi, ho quindi chiesto ad alunni e alunne di:
1. osservare le illustrazioni;
2. scegliere un'illustrazione e descriverla dettagliatamente;
3. scrivere una poesia a partire dalla descrizione.

Solo successivamente:

4. abbiamo letto l'albo completo di illustrazioni e testi, provando a mettere alla prova le interpretazioni prima di leggere di quale figura si trattasse (questa parte ha destato molto interesse e aspettativa);
5. abbiamo confrontato testi, poesie e illustrazioni e discusso sui significati;
6. ho mostrato loro l'apparato storiografico costruito da Vanessa Roghi, discutendo sulle varie (e scarse) tipologie di fonte esistenti sulla vita delle donne, nonostante si trattasse di storia contemporanea;
7. ho infine assegnato per casa il seguente compito: riscrivere la poesia originale, analizzare il testo da un punto di vista formale e provare a immaginare delle domande da fare alla figura femminile ritratta. 

L'attività si è rivelata molto inclusiva e motivante. Ecco la poesia descrittiva di J., alunna araba neo arrivata, supportata dall'insegnante di sostegno, ispirata alla figura della cantante:




Una donna bendata
aerei che volano
soldati con fucili
fumo nel cielo
tristezza

Ecco invece la produzione di S., che ha realizzato ben tre bozze della sua poesia, ispirata alla figura della maestra. Interessanti le variazioni, così come percepibile lo stile nominale e il verso breve, anche spezzato, frutto della lettura delle poesie di Ungaretti.






Come educatrice a 360 °, ma particolarmente come come insegnante di lettura, storia e cittadinanza, l'aspetto che mi ha più colpita è stato l'aver scoperto che anche nelle loro narrazioni le donne scomparivano: nonostante fossero le protagoniste delle illustrazioni, sempre in primo piano, sono state scavalcate, superate, incomprese. Ragazzi e ragazze hanno dato perfino più spazio allo scenario o agli elementi simbolici, ma non a loro: ne è spia l'uso della parola "uomini" o "persone" ma ben poco di "donna" o "madre" o "maestra".
Ecco infatti cosa scrive Giacomo nella restituzione finale:



Aspetto, questo, che ci ha portati a riflettere sulla invisibilità del femminile, ritornando così alle fonti proposte da Vanessa Roghi in appendice.
Nel suo libro Elena propone una rielaborazione digitale interessante, con una rubrica di valutazione del compito. Io mi sono "fermata" qui, ma sarà senz'altro uno sprone per continuare a sperimentare questa e le altre attività da lei proposte.

Martina Micillo








Cara Mina, tu come guardi la luna io guardo il cielo. Un percorso di lettura a voce alta de “La storia di Mina” di David Almond

Tra metà gennaio e metà marzo, nella mia seconda di lettori e lettrici ancora in erba, abbiamo letto e discusso a voce alta il libro di David Almond “La storia di Mina”.
E’ stata un’esperienza faticosa e incredibile al contempo. 


Mina ha 9 anni e scrive un diario in cui racconta la propria vita: la scuola che non va, la decisione di stare a casa e di fare lezioni con la mamma, il nonno e il papà scomparsi, la sua difficoltà nel tessere amicizie e relazioni. 
Una storia senza grande tensione e acme, ma che trova nel quotidiano incanto verso le cose la sua vena speciale.


Alla lettura a voce alta sono seguite, ogni tanto, delle riflessioni più strutturate su personaggio, simboli, conflitto e tema. Organizzatori grafici ispirati al WRW, con riferimento a quella piccola miniera che è “Leggere, comprendere, condividere” di Linda Cavadini, Loretta De Martin e Agnese Pianigiani. 
Le loro restituzioni, sia scritte e che orali, mi dicono che i capitoli più intensi sono stati quelli in cui Mina scappa di casa e si inabissa nella miniera alla ricerca del papà, novella Persefone nell’Oltretomba; il giorno del Test nazionale, in cui Mina litiga con la maestra e il preside per avere scritto un testo non “conforme” alle loro aspettative; infine la giornata trascorsa alla Corinthian Avenue, la scuola per ragazzi “speciali”, con problematiche di socializzazione e apprendimento.
In alcuni casi il thinking talking ci ha portato oltre: quei ragazzi “disadattati” sono diventati specchio per alcuni di loro e riflessione sulla società attuale, ritratta in parte nella serie tv “Mare fuori”, dedicata ai ragazzi e alle ragazze di Napoli che la loro strada l’hanno trovata nella criminalità.

Alla fine del nostro percorso, sono emersi con chiarezza tre filoni tematici: la personalità della protagonista, forte e insicura al contempo; l’amicizia, che evolve nell’arco della storia; la scuola, che non è una ma tante (scuola “normale”, scuola “a casa”, scuola “speciale”). 
Era arrivato il momento di una produzione più strutturata, una riflessione che potesse dar voce alla loro prospettiva sulla storia: scrivere una lettera a Mina, alla protagonista.

Ecco alcuni stralci di lettere, da cui emergono impressioni e apprezzamento della storia:

Cara Mina, 

ho letto la tua storia, mi è piaciuta molto. 

E’ una storia piena di emozioni, racconta molti aspetti della tua vita scolastica, casalinga, sociale e anche le lezioni svolte a casa da tua madre. T.


Ciao Mina questa è una lettera per te, sai la parte della tua storia letta dal libro che mi ha colpito di più? Indovina? Quando hai cominciato a parlare di pipì e del bagno. A.


E stralci da cui emerge una più profonda comprensione e immedesimazione nel personaggio


Penso che tu sia una ragazza matura e forte rispetto alla tua età. Mi hanno colpito molto le tue idee per esempio quando ti vuoi isolare e ti “accampi” sull’albero, osservi, ascolti e leggi. K.


… dal mio punto di vista posso dire che per me tu sei una ragazza normale con tanta fantasia ed immaginazione J.

immagine tratta da pixabay.com

Se fossi stato in te sarei rimasto alla Corinthian Avenue per via delle amicizie subito formate come con Steepy, che aveva l’ossessione di avere il giardino più bello del paese, a tal punto da tatuarselo su tutto il corpo oppure Alicia che ti aveva raccontato che si faceva i tagli e sussurrava. 

Se posso vorrei farti una domanda, che da quando ho sentito la tua storia mi è subito piombata in testa: che cosa vuoi fare da grande? D. 


Così come connessioni con il proprio vissuto:


Sai, dovresti provare ad andare avanti anche tu, certo potrebbe andare bene come male, chi lo sa, ma almeno ci hai provato.[...] spero ci ripenserai [ad andare alla scuola Corinthian), magari lì troverai persone “pazze” come te, persone con le tue stesse passioni, provaci Mina, sii sicura di te. So anche che hai perso il padre e che cerchi di ritrovarlo, ma non tornerà. Ho perso mio zio nel 2016, non volevo crederci, pensavo fosse solo un brutto sogno, ma lui non c’era più. Mi faceva da secondo padre, ma sento che lui è sempre con me, come lo è sicuramente tuo padre, si sa, la vità non è tutta rosa e fiori, ma sicuramente c’è sempre una via d’uscita a tutto.  K.


E passaggi che aprono ad una problematizzazione della vicenda, concentrata quasi per tutti sul fatto che Mina non trovi un posto in una scuola che sembra più simile a lei:


Ma perché hai deciso di andartene dalla nuova scuola? Per cosa non ti trovavi bene? O forse perché non ti reputi così bisognosa come loro? J.


Quando hai lasciato la Corinthian Avenue secondo me hai sbagliato, perché anche se eri superiore agli altri avevi il modo di divertirti e intraprendere cose nuove. T


La solitudine del personaggio, il suo particolare sguardo sul mondo, le sue elucubrazioni filosofiche, così come le sue “attività straordinarie” sono state accolte ma non comprese dai più: ciò che conta, a questa età, è aprirsi, essere in un gruppo, fare amicizie. Scrive, infatti, T.:


Con te è come se mi confesso e ti dico che mi piace molto come ti comporti, sai sempre agire correttamente e ti fai scivolare tutto addosso, però ti devo contestare la tua timidezza, dovresti essere più aperta con le persone, perché magari trovi un’amica strambe e non sarai più sola. Ti auguro una buona vita  te e a tua mamma, e spero che sopperirai alla mancanza di tuo padre. T


Ed è stato forse anche l’aspetto che ha reso la lettura più faticosa: un dettato così introspettivo e immateriale, in lettura a voce alta e senza testo per gli alunni, mette alla prova la resistenza dell’intera comunità ermeneutica. 

Che però ha restituito in queste lettere molto di sé e di quella ragazza stramba e coraggiosa che con le sue domande sulla vita e le sue osservazioni sul mondo ha illuminato le nostre cupe giornate d’inverno. 


Martina Micillo